Affidamento familiare: storia e procedure del Centro Affidi

Famiglia

In occasione del trentennale della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, la Società della Salute Empolese Valdarno Valdelsa, in collaborazione con la rete del progetto Mi fido e mi affido finanziato dalla Regione Toscana - Direzione Diritti di Cittadinanza e Coesione Sociale, ha deciso di promuovere una serie di iniziative di sensibilizzazione legate al tema dell’affidamento familiare e delle varie forme di accoglienza di bambini e adolescenti in difficoltà.

Sul nostro territorio, le attività legate a questa importante quanto delicatissima tematica, sono portate avanti dal Centro Affidi in collaborazione con una fitta rete di associazioni ( La Casa di Hyppa e Lella Onlus,  Porte Aperte Onlus, Piccola Casa della Divina Provvidenza Cottolengo di Empoli, Cooperativa Sociale Il Piccolo Principe, Cooperativa Sociale La Pietra d’Angolo, Associazione Raggio di speranza Onlus, Consorzio Co&So).

Storia del Centro Affidi

Negli anni 90 si sviluppano tra i Comuni, titolari delle funzioni socio-assistenziali, e la ASL, le prime azioni “zonali” per integrare competenze e risorse, al fine di garantire servizi più efficienti ed efficaci. Il Centro Affidi vede la luce a metà degli anni 90, sia nel Valdarno Inferiore sia nell’Empolese Valdelsa, sulla spinta anche delle indicazioni normative nazionali e regionali. Istituto visto non tanto e non solo come strumento di tutela, quanto e soprattutto come forma solidale di sostegno e accompagnamento alle famiglie in difficoltà, proprio a motivo del fatto che il cuore di ogni intervento di affidamento non era lasciato al sostegno economico o a dei presidi assistenziali, quanto alla capacità di attivare le famiglie stesse a farsi prossime ad altre famiglie in difficoltà, riconoscendo quindi una sussidiarietà orizzontale potenzialmente generatrice di benessere, di accoglienza, di stimolo e promozione dell’autonomia, sia nei bambini accolti, sia nelle famiglie di origine che potevano trovare un aiuto, accanto a quello istituzionale, alla loro pari. La legge quadro sui Servizi Sociale del 2000 ha poi consentito di sviluppare ulteriormente l’esperienza di messa in rete di competenze sociali, sanitarie, educative e, tramite i piani di zona viene rafforzato, tra gli altri servizi, proprio il Centro Affidi.
I punti di forza e di qualità del Centro Affidi sono rintracciabili nell’intento organizzativo di dedicare del personale di ruolo assistente sociale e psicologo al servizio, nelle azioni di promozione e sensibilizzazione verso la cittadinanza, nel raccordo con la Regione Toscana e gli altri Centri Affido per il confronto e lo scambio di buone prassi, nonché nel lavoro ordinario con le famiglie che si rendono disponibili all’accoglienza.
Il nuovo traguardo è l’unificazione dell’esperienza del Centro Affidi del Valdarno Inferiore con quello di Empoli (il quale ha una sua storia e una sua importante esperienza). Già da più di un anno il percorso è avviato sulla strada del confronto di pratiche, percorsi formativi condivisi e, a breve, dovrebbe costituirsi una nuova equipe integrata che possa gestire i bisogni di un territorio ancora più ampio, senza tuttavia perdere la vicinanza con le singole realtà locali e le famiglie che in esse vi abitano.

Procedure per l’avvio, il monitoraggio e la verifica dei progetti di affidamento familiare

In base a quanto previsto dalla normativa nazionale e regionale, sono i servizi sociali dell’Ente locale che hanno competenza in materia socio-assistenziale e, rispetto al tema in questione, per gli interventi a sostegno delle responsabilità genitoriali e a sostegno del benessere del minore. La stessa legge sull’affido e l’adozione ribadisce che ciascun bambino ha diritto di crescere nella propria famiglia, per cui gli sforzi del servizio pubblico sono indirizzati a sostenere il raggiungimento di questo diritto del minore e del genitore. La realtà talvolta ci consegna situazioni dove questo diritto è messo duramente alla prova per azioni od omissioni dell’adulto genitore che non garantiscono al figlio l’adeguato accudimento, educazione, attenzione. Trascuratezza, violenza psicologica, maltrattamento fisico, violenza assistita, abuso sessuale, esposizione agli effetti dell’abuso di alcol e sostanze stupefacenti, sono i termini che i tecnici utilizzano per inquadrare le varie forme di “sofferenza” che i bambini e gli adolescenti possono incontrare all’interno delle dinamiche familiari. Il primo impegno del servizio sociale, previsto dalla norma e anche dal codice deontologico degli assistenti sociali, è lavorare con queste famiglie vulnerabili perché siano superate le situazioni di criticità, mantenendo insieme bambini e genitori, valorizzando le risorse presenti nel nucleo e nella rete familiare e sociale, stimolando la comunità civile ad azioni di prossimità. Talvolta, però, i bambini rimangono in una situazione di forte rischio psico-fisico, per cui si rende opportuno un diverso temporaneo collocamento rispetto alla famiglia di origine. Non si tratta di “portare via bambini”, quanto di mettere in protezione, offrire un aiuto a chi in quel momento non riesce ad esercitare la propria responsabilità genitoriale e gradualmente di ricomporre il nucleo familiare.
Se la famiglia si rende conto delle sue difficoltà, non occorre rimettere nelle mani di un tribunale l’offerta di un servizio che preveda anche il collocamento fuori famiglia del figlio. Nascono da qui le esperienze dell’affidamento con il consenso della famiglia di origine, che proprio perché sa che in quel momento non ce la fa da sola a crescere il figlio, sceglie di appoggiarsi ad un’altra famiglia per una parte della giornata, per il fine settimana, o anche per tempi prolungati di affido residenziale.
Se invece la famiglia non si rende conto delle sue difficoltà, se osteggia i percorsi di aiuto offerti, se mette a grave rischio l’incolumità psico-fisica del figlio, è invece necessario ricorrere alla magistratura minorile per individuare la soluzione migliore per quel bambino e per quella famiglia. Da questo percorso può anche derivare un provvedimento che limita, sospende o fa decadere la responsabilità genitoriale e può disporre anche l’allontanamento del bambino presso un’altra famiglia (anche di parenti) o anche presso una casa famiglia o comunità a dimensione familiare. Talvolta, in situazioni di bambini piccoli, è spesso offerta l’opportunità alla madre di seguire il bambino in casa famiglia, come ulteriore strumento per la madre per effettuare gli auspicati cambiamenti.
Il Centro Affidi ha un primo compito di informazione e sensibilizzazione verso la cittadinanza dell’istituto dell’affidamento familiare e negli anni ha sviluppato anche un “tavolo” periodico di confronto con molti soggetti del terzo settore per implementare questa azione informativa. Un secondo compito del Centro Affidi è quello di sostenere, insieme al servizio sociale, i percorsi di preparazione delle persone che si rendono disponibili all’accoglienza e di definire e sostenere i progetti di affido.

Di seguito una sintetica illustrazione delle procedure:

  • Chi (singolo o coppia) si rivolge al Centro Affidi per offrire una disponibilità, si impegna ad effettuare un percorso informativo e formativo, individuale e di gruppo. Rispetto all’iter dell’adozione non c’è una vera e propria idoneità (in quel caso è il Tribunale per i Minorenni che la rilascia), ma comunque il percorso di conoscenza e approfondimento con il singolo o la coppia è ugualmente strutturato in una serie di colloqui sociali (anche con accesso a domicilio) e psicologici per conoscere la persona, il suo percorso di vita, la sua disponibilità. Questo soprattutto per poter meglio “abbinare” il bisogno dei bambini con la disponibilità dell’una o dell’altra famiglia.
  • Completato il percorso la famiglia rimane nella “banca dati” delle famiglie disponibili per l’accoglienza e potrà essere interpellata per avviare un percorso di conoscenza e inserimento di un bambino. Nel lasso di tempo dell’attesa potrà comunque proseguire a frequentare il gruppo mensile di genitori affidatari che è sempre occasione di ascolto e confronto.
  • Laddove si ipotizzi l’abbinamento tra famiglia e bambino viene redatto (insieme al servizio sociale di residenza del minore) un progetto di affido anche con la collaborazione dei genitori del bambino (se possibile) in modo da definire gli obiettivi, i tempi delle verifiche, le modalità di relazione tra le due famiglie e anche le modalità e le tempistiche con le quali il bambino rientra in famiglia. Talvolta queste modalità sono disposte direttamente dal Tribunale per i Minorenni (soprattutto nelle situazioni più critiche).
  • Il Centro Affidi, anche insieme al servizio sociale di residenza del minore, mantiene delle verifiche sul percorso di affido con cadenza mensile (anche con accessi a domicilio) e ogni sei mesi. Laddove l’affido sia disposto dal Tribunale per i Minorenni effettua delle relazioni di aggiornamento.
  • Parallelamente il servizio sociale, anche insieme ad altri servizi coinvolti, prosegue il lavoro con la famiglia di origine per raggiungere quegli obiettivi di miglioramento delle condizioni personali e relazionali che possano favorire un ricongiungimento tra figlio e genitore.

Disciplinare sugli affidamenti familiari

Il presente disciplinare ha lo scopo di regolamentare gli interventi di sostegno ai minori in affidamento familiare e alle persone (singoli o famiglie) che li accolgono.

  • Definizione - L’affidamento familiare è una forma di intervento che ha l’obiettivo di sostenere la famiglia a prendersi cura dei propri figli attraverso un insieme di accordi collaborativi tra la famiglia del bambino, le famiglie che si rendono disponibili all’accoglienza e i diversi soggetti che nel territorio si occupano della cura e della protezione dei bambini e del sostegnoalla genitorialità. L’affidamento familiare esprime un’idea di intervento plurale: dalle forme di accoglienza più leggere e meno strutturate, a quelle più impegnative e con la necessità di maggior sostegno da parte dei servizi; da quelle che hanno una spiccata valenza di vicinanza e prossimità, a quelle che hanno una valenza protettiva e che richiedono l’allontanamento temporaneo del bambino dal contesto familiare.
  • Tipologie di affidamento - Le forme di accoglienza possono differenziarsi nelle seguenti tipologie:
    -
    in base al consenso: consensuale (affidamento attuato con il consenso dei genitori dei bambini e/o adolescenti in difficoltà o del tutore che ne esercita in loro vece la responsabilità genitoriale; viene effettuato attraverso i Servizi Sociali ed è reso esecutivo dal Giudice Tutelare); giudiziale (affidamento stabilito con decreto dal Tribunale per i Minorenni qualora venga rilevata una condotta pregiudizievole dei genitori verso i figli);
    - i
    n base al tipo di legame familiare che intercorre tra il minore e la famiglia che lo accoglie: intrafamiliare (affidamento di bambini o adolescenti in difficoltà a parenti entro il quarto grado); eterofamiliare (affidamento di bambini o adolescenti in difficoltà ad una famiglia con la quale non vi sono legami di parentela);
    - in base al tempo e alle modalità in cui il minore viene accolto: residenziale (il bambino vive stabilmente con la famiglia affidataria, mantenendo rapporti regolari con la famiglia di origine, per un periodo che può variare da alcuni mesi a più anni); a tempo parziale (il bambino trascorre con la famiglia affidataria una parte del suo tempo e la famiglia si fa carico di una parte del suo percorso educativo; il minorenne può trascorrere con la famiglia affidataria parte della giornata ma di sera torna a casa dai suoi genitori, oppure i fine settimana o periodi di vacanza); diurno o semiresidenziale (il bambino trascorre con la famiglia affidataria una parte della giornata ma di sera torna a casa dai suoi genitori; è uno strumento che evita l’allontanamento e implica frequenti contatti e rapporti tra famiglia affidataria e famiglia del bambino).
    - le tipologie di accoglienza sopra menzionate posso realizzarsi per specifiche situazioni di bisogno tra cui: affidamento in situazioni di emergenza o di pronto intervento sociale; affidamento in situazioni di particolari complessità (minori con disabilità, disturbi psichiatrici, gravi problemi sanitari); affidamento di bambini molto piccoli (0-24 mesi); affidamento a rischio giuridico; affidamento orfani vittime di violenza intrafamiliare; affidamento di minori stranieri non accompagnati; affidamento di adolescenti; prosecuzione dell’accoglienza oltre la maggiore età.
  • Durata dell’affidamento - L’affidamento può essere disposto per periodi brevi o lunghi in base alle esigenze del minore, alle caratteristiche delle relazioni familiari ed alle motivazioni che hanno generato l’affidamento. La sua durata non può essere superiore a 24 mesi. Tale periodo può essere prorogato soltanto con l’intervento del Tribunale per i Minorenni quando la sua sospensione può recare danno al minore.
  • Il Centro Affidi - La Società della Salute Empolese Valdarno Valdelsa si dota della struttura del Centro Affidi per la gestione dell’istituto dell’affidamento familiare in raccordo con il Servizio Sociale territoriale, i servizi socio-sanitari, le autorità giudiziarie, il terzo settore. Il Centro affidi persegue, in particolare, le seguenti finalità:
    - promuovere la cultura dell’affido sul territorio;
    - v
    alutare e selezionare gli aspiranti all’affidamento;
    - p
    artecipare alla predisposizione e alla verifica del progetto di affido con il Servizio Sociale territoriale e le famiglie coinvolte;
    - p
    romuovere percorsi di formazione e sostegno per le coppie ed i singoli affidatari;
    - s
    ostenere gli affidatari nel corso del progetto di affidamento sia con interventi individuali, sia tramite il gruppo di sostegno.
  • Servizi, contributi e agevolazioni di supporto ai percorsi di accoglienza in affidamento familiare - Il percorso di affidamento familiare assicura i seguenti servizi:
    - assicurazione: il minore in affido usufruisce di una assicurazione stipulata dalla Società della Salute, finalizzata alla copertura dei danni cagionati verso se stesso e di quelli di cui egli è responsabile verso terzi;
    - c
    ontributo economico: alla persona o alla famiglia affidataria viene corrisposto un contributo mensile, svincolato dal reddito, quale sostegno per le necessità del minore accolto e come riconoscimento per l’impegno svolto. Il contributo economico mensile per gli affidamenti eterofamiliare residenziali a tempo pieno è indicato in euro 500 mensili. L’assegno di base può essere aumentato fino ad un massimo del 30% quando ricorrono situazioni complesse, come nel caso in cui il minore presenti problematiche di natura fisica, psichica e sensoriale che comportino spese rilevanti per la famiglia o la persona affidataria. L’assegno di base viene abbattuto del 30% per ogni minore affidato oltre il primo.Qualora il minore necessiti di spese sanitarie straordinarie (occhiali da vista, apparecchi ortodontici, ecc.) vi è la possibilità di una integrazione economica da valutare in base al progetto personalizzato e alle disponibilità di bilancio.Il contributo economico per l’affido intrafamiliare residenziale verrà determinato sulla base delle caratteristiche di ciascun singolo progetto e non potrà superare l’importo di 500 euro al mese. Il contributo economico per l’affido a tempo parziale verrà determinato sulla base delle caratteristiche di ciascun singolo progetto e non potrà superare l’importo di 300 euro al mese;
    - e
    senzione servizi educativi per la prima infanzia e scolastici: può essere predisposto a favore del minore affidato, la riduzione o l’esenzione dal pagamento della quota dovuta, previo accordo con l’ufficio comunale competente, del servizio di trasporto e/o di refezione scolastica, dei servizi socio-educativi e ricreativi, dei servizi educativi per la prima infanzia.